Il Castello Estense di Ferrara ospita la mostra dedicata al pittore ferrarese Gianfranco Goberti (Ferrara 1939 – Ferrara 2023). La retrospettiva ripercorre l’ampio e articolato percorso dell’artista attraverso più di quaranta opere, realizzate in oltre mezzo secolo di attività, caratterizzate da una forte coerenza formale.
Ho visitato questa splendida mostra con l’animo sospeso tra il reale e il ricordo dell’uomo, oltre che dell’artista. Gianfranco era al mio fianco e la sua voce mi accompagnava in un’esperienza visiva che riassumeva la sua vita d’artista, segnata da una profonda identità espressiva.
Gianfranco Goberti: La magia della pittura
Retrospettiva dell’artista al Castello Estense di Ferrara
Il Castello Estense di Ferrara ospita la mostra dedicata al pittore ferrarese Gianfranco Goberti (Ferrara 1939 – Ferrara 2023). La retrospettiva ripercorre l’ampio e articolato percorso dell’artista attraverso più di quaranta opere, realizzate in oltre mezzo secolo di attività, caratterizzate da una forte coerenza formale.
Ho visitato questa splendida mostra con l’animo sospeso tra il reale e il ricordo dell’uomo, oltre che dell’artista. Gianfranco era al mio fianco e la sua voce mi accompagnava in un’esperienza visiva che riassumeva la sua vita d’artista, segnata da una profonda identità espressiva.
La magia, evocata dal titolo, era palpabile e penetrante; la sua voce, calma e rassicurante, spiegava — come quando insegnava progettazione pittorica ed educazione visiva all’Istituto d’Arte Dosso Dossi — le ragioni delle rappresentazioni in mostra, facendoti entrare nell’opera in un cammino creativo tra tensione percettiva e realtà tangibile.
La sua esperienza pittorica, rigorosa, ha attraversato correnti, suggestioni e sperimentazioni, ma è sempre stata contraddistinta da un’identità forte, che lo ha reso immediatamente riconoscibile.
Il percorso espositivo accompagna il visitatore attraverso le diverse stagioni della sua produzione, mostrando come l’opera di Goberti ponga un costante quesito: quando guardiamo, lo facciamo distrattamente o osserviamo davvero? Cosa percepiamo dell’oggetto che abbiamo davanti agli occhi e cosa rimane nella nostra memoria visiva?
Agli esordi, nei primi anni Sessanta, la sua ricerca era legata all’Informale; successivamente Goberti si muove in un contesto riconducibile alla Nuova Figurazione, ma è negli anni Settanta che la sua indagine si definisce in una sorta di Optical Art, dove la funzione percettiva diventa elemento fondamentale della ricerca.
L’indagine si concentra così sul particolare, più che sull’interezza della forma dell’oggetto, ed ecco comparire le iconiche righe delle sue poltrone, viste come attraverso una lente d’ingrandimento. Questa ricerca diviene il leitmotiv della sua opera, il principio guida, la direzione da seguire.
Compaiono altri oggetti — sedie, camicie, cravatte — elementi della quotidianità che non sono più semplici manufatti, ma forme da contemplare. Nella ricerca del dettaglio emergono corde, nodi, intrecci pittorici che attraversano la tela in una composizione fisica ma anche mentale. I suoi cieli, sinonimo di immensità e libertà, vengono legati dalle corde, quasi a voler trattenere lo spazio infinito.
Arriva quindi il mito di Icaro che, nonostante l’avvertimento del padre Dedalo di non volare troppo vicino al sole, inebriato dal volo si spinge troppo in alto; il calore scioglie la cera che trattiene le piume, facendolo precipitare in mare. Goberti rappresenta l’ardimento nel superamento dei limiti umani, la metafora del conflitto tra audacia e prudenza e il doloroso prezzo della libertà.
La magia della pittura è un invito a pensare. Goberti, con la sua arte, non si limita a rappresentare forme, ma crea un dialogo tra esse, le anima e le rende pensanti. L’artista pone domande, non offre soluzioni: la traccia è la percezione, che stimola la riflessione, trasforma l’arte in esperienza di vita e invita a guardare oltre la tela.
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